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Monthly Archives: January 2006

Bloccata in casa dalla bufera, ho pensato a un percorso di libri che avessero come protagonista, in qualche modo, la *neve*.

Eccone alcuni:

Jørn Riel: ha scritto una serie di racconti, la maggior parte ambientati fra i cacciatori della Groelandia, accomunati dalla presenza incombente e totalizzante della neve, e da una dose di umorismo tipica degli scrittori nordici. In Italia i racconti sono pubblicati da Iperborea in diversi volumi.
Arto Paasilinna, “Il bosco delle volpi”, Iperborea: un’improbabile combriccola si ritrova isolata nei boschi finlandesi. Risate garantite.
Mikael Niemi, “Musica rock da Vittula”, Iperborea: anni Settanta, il rock arriva a Vittula, fra i ghiacci e la neve dell’estremo nord della Svezia.
Henning Mankell, “Assassino senza volto”, Marsilio: cito questo titolo perché è il primo della serie dell’ispettor Kurt Wallander. Gialli ambientati in Svezia, meritevoli.

Questi non li ho ancora letti, ma prima o poi…
Peter Høeg, “Il senso di Smilla per la neve”, Mondadori
Boris Pasternak, “Il dottor Zivago”, Feltrinelli
Orhan Pamuk, “Neve”, Einaudi: “Intanto la neve, indifferente ai complotti, agli omicidi, all’odio e alle altre passioni umane, continua a cadere”

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Quando guardo un film, voglio che ci sia un lieto fine, se no mi arrabbio.

Quando leggo un libro, però, non vale lo stesso ragionamento.

Anzi, se è triste, mi piace ancora di più.

Forse al cinema è più facile che mi immedesimi, e quindi vorrei che, almeno lì, sia tutto bello e perfetto.

In un libro, invece, guardo molto anche come è scritto, sono più distaccata.

Se il libro è “triste”, o malinconico, si crea più pathos…

Non so, ci dovrei pensare ancora.

L’altro giorno, cercando un libro, me ne sono capitati sotto mano alcuni che avevo messo da parte nella libreria, tutti vicini, senza motivo apparente. Perché erano lì, e non al loro posto divisi per genere e provenienza? Perché sono tutti autografati. E allora mi sono domandata: ho perso gli autografi dei giocatori dell’inter, ma ho messo da parte questi libri. Sono così preziosi? Forse sì.

Mi ricordo di averne comprati ben due a causa della firma o della presenza dell’autore che mi ha fatto la dedica sul momento, in librerie o a fiere del libro. Come il primo della collezione, Middlesex di Eugenides. Poi si è rivelato stupendo, tanto meglio. O come quelli di Pinketts, Soriga e Di Cara al Festival del Giallo: io volevo quello di Santo Piazzese, ma mi sembrava poco carino fiondarmi solo su di lui…

I più belli sono quelli degli autori Iperborea: avendo lavorato 3 mesi lì, me li hanno fatti con calma, dedicandomi tempo e chiacchiere. Vilhjámsson addirittura anche un disegno. Larsson una dedica poetica: “A Julia, per scoprire il segreto della vita”.

Il più prezioso, però, rimane quello di Cunningham su Giorni memorabili: lo aspettavo da anni, un grande uomo e un grande scrittore.

Ma forse gli autografi fanno questo effetto non solo su di me: ne ho due di Andrea Vitali a mio nome, ma fatti da mia madre che con la scusa della figlia timida, è riuscita ad avvicinarsi a lui.