BATCHELOR. E KUNDERA. Buddhismo, immaginazione creativa (2)

Provo a mettere ordine nelle note rapide a proposito della vita come “storia narrata” di cui parla Stephen Batchelor in Buddhism without belief.
Semplificando un po’: nella pratica buddhista, la meditazione permette di avvicinare, in alcuni momenti, una consapevolezza della condizione di complesso dinamismo degli individui e del mondo di cui si è parte, consapevolezza che illumina anche quella specie di gabbia nella quale abitualmente si è imprigionati, quando si intende il proprio sé come definito, immutabile, separato dal resto. Questi momenti di consapevolezza sono, secondo Batchelor, dei grandi momenti di libertà, sorta di sguardo limpido e preciso sulla realtà, che però poi fugge via; fino a quando, con l’abitudine alla meditazione si riesce a raggiungerlo di nuovo.
Già: ma in questa libertà nella quale si “vede” la realtà con tutta la chiarezza e la precisione ci si può anche restare assorbiti, affascinati dalla sua forza. Questa, dice Batchelor, sarebbe la scelta di un mistico, che “cerca di dissolvere se stesso in dio o nel nirvana”.

Invece, se per noi ha più valore partecipare a una realtà che condividiamo insieme agli altri, “nella quale ha senso dare un senso alle cose, allora questa abnegazione centrata su sé stessi negherebbe un elemento centrale del nostra essenza umana: il bisogno di parlare e agire, il bisogno di condividere l’esperienza con gli altri”. (Buddhism without belief, pag. 99-102). Domani concludo.

2 comments
  1. un amico said:

    Sei un pirla.
    Credi di essere intelligente.
    Infatti lo sei.
    Pero` questo non ti servira` a NIENTE, credimi.
    Mettiti piuttosto a meditare.

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