Batchelor, Kundera: il Sé come una narrazione

Eccoci di nuovo con Batchelor e Kundera. Insomma, si è detto che la piena consapevolezza della realtà dinamica nella quale ognuno di noi è inserito offre un senso di piena libertà, che però rischia di restare in un’estasi mistica se non si condivide la realtà con gli altri: se rimane centrata solo su sé stessi. Se l’esperienza non viene comunicata e vissuta.
Ebbene, per condividerla con gli altri bisogna che questa libertà diventi la realizzazione creativa delle “possibilità del mondo per gli altri”.


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E’ quanto viene definito da Batchelor “compassione” e “comprensione”, due facce della stessa moneta. La libertà di vedere e comprendere il mondo in forme di vita concrete, quotidiane, non predeterminate ma nuove e creative. Frutto dell’irripetibile “matrice di circostanze contingenti” nelle quali ci troviamo: l’autenticità delle nostre idee e della compassione in quel momento, i bisogni degli altri in un particolare momento e luogo, la nostra capacità di impiegare le risorse culturali e tecniche in quel dato momento.
Insomma la pratica del Daharma (com viene definita dai buddhisti) è simile alla creazione artistica, non si tratta di realizzare nessuna trascendenza dal mondo, ma di creare sé stessi dentro e come parte del mondo.
Ogni individuo, se si libera della concezione di un Sé immutabile, come una pepita indipendente dal torrente che le scorre intorno, può diventare così creatore-autore della propria vita: assume il carattere contingente, mutevole, in trasformazione dell’esperienza e si trova quindi capace di ricrearsi.
Liberandosi dalle catene che lo tengono legato all’idea-immagine di un Sé immutabile in un mondo di cose immutabili, definite una volta per tutte e separate: ci si trova così a poter agire nel mondo con un’energia e possibilità prima sconosciute: perché ora questo mondo appare come un insieme dinamico e interdipendente nel quale siamo finalmente nelle condizioni di creare; non come dominatori né come estranei ma come parti di un tutto in perenne movimento e trasformazione.
Dobbiamo quindi avere la forza di immaginare noi stessi in modo diverso: non un’entità definita e immutabile ma una narrazione, nella quale i processi fisici e mentali nei quali siamo coinvolti (l’essere parte del mondo) diventino una “storia” che si sviluppa.
La vita non è più una fatica in difesa di un Sé immutabile ma un lavoro di creazione per completare una storia non terminata. Batchelor ci invita a non confondere il nostro Sé con un personaggio di un film di serie B, che rimane sempre uguale, indifferente al passaggio di avvenimenti e passioni.
Il Sé è invece come il personaggio complesso e ambiguo di un grande romanzo che emerge, si sviluppa, soffre e muta con lo scorrere delle pagine. La consapevolezza della transitorietà, dell’ambiguità, della contingenza ci rende capaci di apprezzare e vivere con leggerezza, flessibilità, adattabilità; sense of humor e senso dell’avventura; interesse e apprezzamento dei punti di vista degli altri: la vita come celebrazione della differenza.
(Le parti citate di Buddhism without beliefs di Stephen Batchelor sono a pagina 82 e 101 e ss.)
Insomma, molte delle riflessioni di Kundera sul romanzo ruotano attorno all’enigmaticità, ambiguità, impossibilità di definire i personaggi, di imprigionarli in interpretazioni semplicistiche; attorno all’asistematicità del pensiero filosofico espresso dai romanzi; alla forza del romanzo di restituirci il presente, la sua concretezza.
Un pensiero che ha molti punti di influenza e contatto con la particolare concezione laica e moderna del buddhismo di Stepehen Batchelor.

Libri citati:
Stephen Batchelor, Buddhism without beliefs
Milan Kundera, L’arte del romanzo;
Milan Kundera, Testamenti traditi;
Milan Kundera, Il sipario

I due post precedenti sul tema sono qui e qui.

20 comments
  1. Molto bella l’idea di un noi inseriti in una *narrazione*, “nella quale i processi fisici e mentali nei quali siamo coinvolti (l’essere parte del mondo) diventino una “storia” che si sviluppa”.

    A questo proposito, mi viene in mente una frase di Pennac:

    “La vita non è un romanzo, lo so, lo so.
    Ma solo lo spirito del romanzo può renderla vivibile.”

  2. Petro said:

    hi, hi, hi! Beautiful site.

  3. henry said:

    Welcome!!! henry wolff and nancy hennings tibetan bells

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