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Monthly Archives: January 2006

Per concludere queste note sul film Capote che vedremo nelle sale in febbraio: in primo luogo il fatto che con A sangue freddo Truman Capote raggiunse l’apice della sua scrittura; poi però cominciò a inaridire, rimase atterrito dall’esecuzione dei due assassini, cominciò a bere intensamente: non riuscì a terminare più alcun libro.


CAPOTEOriginally uploaded by minkoff.

In secondo luogo, come ricorda ancora il già citato articolo di Daniel Mendelsohn: “Capote è, a mia conoscenza, l’unico film che si avvicini a rendere adeguatamente l’idea di come si presenti realmente il complesso lavoro di elaborazione letteraria”.Ah, naturalmente A sangue freddo è assolutamente un libro da leggere.

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Il dilemma morale che Capote si trovò davanti è descritto nel film – e nella biografia alla quale la sceneggiatura si è ispirata: Gerald Clarke, Capote, Frassinelli) come insolubile. “Desiderava”, ci ricorda Clarke, “disperatamente che il suo libro venisse pubblicato, ma l’uscita in lbreria significava quasi certamente la morte dolorosa di due uomini [i due assassini] che lo consideravano un benefattore, due uomini che aveva aiutato, consigliato.”

Sono convinto che Capote sarà il film dell’anno (negli Usa in verità è uscito nel 2005). La storia del lavoro di Truman Capote per la scrittura del suo capolavoro, “A sangue freddo” (In cold blood) [info da ibs.it], uscito negli Stati Uniti nel 1965, dopo l’esecuzione di Perry Smith e Dick Hickock.
I due avevano ucciso nel 1959 un’intera famiglia dopo la rapina nella loro casa. Capote in compagnia della scrittrice Harper Lee andò a Holcomb, sul luogo del delitto per raccogliere il materiale per scrivere un articolo su The New Yorker. Il risultato fu questo libro straordinario che inventò il genere del romanzo-reportage, ma che è superiore a tutte le imitazioni successve e si colloca fra le maggiori opere della letteratura americana del 900.
Solo che Capote pagò questo lavoro con una sorta di ossessione.
Il film, diretto da Bennet Miller e sceneggiato da Dan Futterman, racconta questa ossessione. In particolare, come ricorda Daniel Mendelsohn sulla New York Review of Books, (articolo tradotto sulla Rivista dei libri di gennaio 2006) il film si propone “l’esplorazione di una complessa questione letteraria e morale: il rapporto fra lo scrittore e il suo soggetto”.

Cominciamo con la segnalazione di questa scoperta. Niente di nuovo certo, ma merita: *Stephen Batchelor*, Il risveglio dell’occidente, Ubaldini editore. E’ un libro del 1994. (1995 l’edizione italiana).
Come dice il sottotitolo: “L’incontro del buddhismo con la cultura europea”.  Greci e gnostici, mongolo e frati, gesuiti e tulku nella storia appassionante di un incontro culturale che ha portato alla grande diffusione del buddhismo nel continente europeo.

L’autore è molto conosciuto fra chi si è interessato al buddhismo con impostazione laica, agnostica; e soprattutto Batchelor nei suoi scritti prova a dar conto della ricerca di forme di Dharma (la pratica insomma del buddhismo, per farla molto molto semplice, se mi becca un esperto/purista mi criticherà pesantemente) che siano adeguate alle società contemporanee e che siano “socialmente impegnate”. Il libro più conosciuto di Batchelor è: Buddhism without belief. Alcuni anni fa era stato pubblicato anche in italiano con il titolo di “Buddhismo senza fede” edito da Neri Pozza, ora risulta fuori catalogo.

😉