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Monthly Archives: February 2006

Oggi vorrei consigliare due guide turistiche, che sono uscite tempo fa nella bellissima collana Itinerari delle Edizioni Lizard.

La prima si intitola Corto Sconto (scritta da Guido Fuga e Lele Vianello) e presenta 7 itinerari veneziani, sulle tracce di Pratt e soprattutto di Corto Maltese. Ne ho sperimentati alcuni di persona, ed è stata un’esperienza veramente indimenticabile, un modo di conoscere una città così affascinante, ma lontano da caos e turisti. Alla scoperta dei luoghi più segreti e più vivi della città lagunare, dove ci sono solo i veri veneziani, il tutto con un sottofondo di storia e di magia che solo grazie al legame con Corto Maltese è possibile. La guida è anche molto ricca di aneddoti, citazioni, consigli per mangiare e per acquistare nei veri locali veneziani. E soprattutto, è illustrata dalla fantastica penna di Hugo Pratt. Gli amanti di Corto Maltese potranno anche ripercorrere i suoi passi nella sua città.

La seconda è Superbi itinerari (Paolo Fizzarotti e Ivo Milazzo) ed è strutturata nello stesso modo: presenta dei percorsi insoliti nella città di Genova, alla scoperta dei carruggi più nascosti e dei posti più vivi del capoluogo ligure. Anche in questo caso non mancano consigli culinari e segnalazioni dei veri locali genovesi, con un occhio attento anche ai negozi e i locali etnici migliori e più vivi. La guida è illustrata con acquarelli e disegni di Ivo Milazzo, l’ideatore di Ken Parker. Per riscoprire e innamorarsi di Genova.

Nella stessa collana sono usciti altri due titoli, uno sulla Bretagna, Armorica, accompagnati da Corto Maltese (ma chi l’ha provato mi ha detto di non essere entusiasta come per quello di Venezia) e uno su Cuba, Rumba, che purtroppo devo ancora provare.

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Sonia ha colto il nostro invito: ecco la sua classifica (per il momento solo i primi 6 libri…)

In primis ex equo: Isabel Allende, La casa degli spiriti, Paula, D’amore ed ombra

2: Oriana Fallaci, Un uomo: Lo so che la scelta è un po’ discutibile vista la “rabbia” degli ultimi anni.
Che ovviamente non condivido

3: Jane Austin, Orgoglio e pregiudizio: non perché e’ uscito nelle sale in questi giorni ma perché è fantastico!!!

4: Martin Luther King, Il fronte della coscienza, con prefazione di Corretta King

5 : Laura Curino, Olivetti. Camillo: alle radici di un sogno

6: Kuki Gallmann, Sognavo l’Africa

Da grande lettrice, mi interrogo spesso sul perché della lettura, e della mia passione.
Perché mi piace leggere?
Perché leggo così tanto, divoro proprio i libri, fino a farla diventare quasi una mania?

Mentre leggevo l’altro giorno l’articolo di Munõz Molina su Internazionale, mi è piaciuta subito l’immagine dell’immersione. Continuando nella lettura, però, mi sono trovata un po’ stupita e in disaccordo con quanto scritto: l’atteggiamento dello scrittore, la sua visione del mondo così “ostile”, anche se spesso condivisibile, mi sembrava un po’ esagerata.

Ma la considerazione del libro come “lente di ingrandimento, microscopio, telescopio, macchina del tempo” mi è sembrata molto azzeccata, mi ci sono ritrovata.
Perché leggo? Spesso è vero: per vedere, con gli occhi di un’altra persona, con un’esperienza e una storia diversa dalla mia, la vita stessa. A volte la visuale si avvicina, a volte si allontana, nel tempo, nello spazio, nella lettura delle cose quotidiani e non. È uno strumento in più per arricchirsi e crescere.

Manuel De Prada, La tempesta, e/o. Ambientato in una Venezia cupa e misteriosa, dove un professore d’arte spagnolo indaga sull’enigma ancora irrisolto della Tempesta del Giorgione. “La tempesta è a un tempo un romanzo d’intreccio e una riflessione sull’arte come religione del sentimento, una novella sull’impero dei sensi e sulla condanna inappellabile dei ricordi” (dal risvolto di copertina).

Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev e Il dono di Asher Lev, Garzanti. Due grandissimi romanzi incentrati sulla figura di Asher Lev (nel primo bambino e nel secondo ormai adulto e sposato), ebreo praticante con il dono della pittura, che inevitabilmente si scontra con il credo della sua religione e della sua cultura.

Patrick McGrath, Port Mungo, Bompiani. È Jack, un pittore incompreso, al centro di questo romanzo, ambientato fra l’Inghilterra, New York e Port Mungo, appunto, paese dei Caraibi. Un romanzo misterioso, dove rimane sempre il dubbio su verità e menzogne.

Susan Vreeland, L’amante del bosco, Neri Pozza. Biografia della pittrice Emily Carr canadese, affascinata dalla cultura indiana locale. Per conoscere meglio un’artista poco nota, ma meritevole.

Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla, Neri Pozza. Successo di qualche anno fa, è stato tratto anche un film sulle vicende di Vermeer e della sua giovane aiutante.

Di Antonio Munõz Molina, tratto dal numero 629 di Internazionale, 17 febbraio 2006, pagg. 75-76

[…] Immersione, immergersi: c’è una grande poesia in alcune delle espressioni più comuni. Chi si immerge in un libro scende lentamente verso il fondale di un ambiente più denso e meno illuminato della realtà esterna. Chiude il boccaporto, si mette comodo, in silenzio. Il mondo reale a volte è piacevole, altre volte ostile. Nella camera sommersa del libro si è in salvo da tutto, almeno per un po’.

Il mondo reale, le esperienze concrete, possono essere felici o sfortunate, stimolanti o noiose, ma in ogni caso ci costringono a limiti spaziali e temporali, a un numero sempre scarso di personaggi, alla possibilità di annoiarci. Il libro moltiplica le dimensioni del mondo e le varietà dei paesaggi e delle vite; ci salva dall’immediatezza letterale delle cose, dal loro fatale ancoraggio al qui e all’ora, all’io conosciuto. Ma il libro non intorpidisce la curiosità nei confronti dello spettacolo illimitato e piacevole di quanto ci circonda: se ben letto, è una lente di ingrandimento, un microscopio, un telescopio, una macchina del tempo.

Ma non si legge per imparare, né per sapere di più o per evadere dalla realtà. Si legge perché la lettura è un vizio perfettamente compatibile con la scarsezza di mezzi, con la mancanza di audacia richiesta da altri vizi, e, cosa più importante, con l’assoluta pigrizia.
Il vero appassionato compie la maggior parte delle sue letture in diversi gradi di vicinanza alla posizione orizzontale. Ma si sottopone anche alle più grandi scomodità: legge in piedi, in un vagone della metropolitana, sulla dura sedia di una biblioteca pubblica, sotto una luce fioca che fa male agli occhi, perfino in mezzo alla strada, con la stessa impazienza con cui qualcuno che ha appena comprato un filone di pane appena sfornato spezza la crosta dorata e lo mangia tornando a casa. […]

Riprendo il discorso iniziato da luiginter sulla necessità o meno di possedere libri.
Dal mio punto di vista, sì, è necessario.
Ok, sono d’accordo che frequentando biblioteche si può trovare un’ampia scelta, senza spendere nulla. Spesso, poi, ci si imbatte anche qualcosa di particolare, volumi fuori catalogo o che nelle librerie non trovano posto per vari motivi. I libri delle biblioteche, inoltre, hanno quel fascino del vissuto che è intrigante e stimolante, a mio vedere.
Però… per me un libro è un oggetto di culto.
Spesso mi è capitato di leggerne uno preso in prestito da un amico o in biblioteca, e provare dispiacere a non averlo, fino ad arrivare a comprarlo, pur avendolo già letto.
Mi piace il possesso fisico di un libro, il prenderlo e riprenderlo in mano, magari rileggerlo, o prestarlo a qualcuno, per condividere il piacere della lettura.
Eh poi sì, anche la possibilità di scrivere, annotare (rigorosamente in matita, però), farci le orecchie, lasciare fra le pagine biglietti del treno, foto, articoli di giornale, per ritrovarli, magari dopo anni, e ricordare quel particolare momento. Sui libri, poi, segno la data, il luogo, l’occasione dell’acquisto. Canzoni o citazioni da altri libri che me lo fanno ricordare.
E poi: cosa c’è di più bello di una casa invasa dai libri? Do molta importanza anche all’aspetto estetico: una bella copertina, una bella foto, un bel colore, due libri messi vicini che stanno bene.
Però anche io mi ritrovo, a 25 anni, già con lo stesso problema: non ho più posto in casa. Però come fare a separarsi dai libri amati (o anche quelli non amati…). Ogni libri è un ricordo, di un’emozione vissuta leggendolo, o mentre lo si leggeva.
Sì, forse è anche frenesia, sicuramente sono più i libri che acquisto di quello che riesco a leggere, ma il richiamo il libreria è troppo forte. Prima o poi, mi dico, avrò l’occasione di divorarlo.
Quindi sì… possedere libri è necessario. Altrimenti, cos’è necessario??