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Monthly Archives: May 2006


Torino, Fiera del Libro

Originally uploaded by halighalie.

Anche quest’anno, per il quinto di fila, non siamo riusciti a resistere alla tentazione della Fiera del Libro di Torino.
Anche quest’anno, ci sono andata due giorni, sabato per piacere, lunedì per lavoro.
Ecco un po’ di impressioni sparse.
Innanzitutto, gran ressa. Buon segno, per l’editoria italiana? Non so, forse sì, speriamo, anche se vedendo dove era concentrata la maggior parte della gente, non so. Un esempio fra tutti, stand della Feltrinelli: pile sterminate e in continuo rifornimento di Moccia, *Tre metri sopra al cielo* e *Ho voglia di te*. Ragazzine in coda allo stand della Fabbri per Melissa P. Mah.
Vuoto nei numerossimi stand di Regioni e Comuni, ma mi vien da domandare cosa ci stessero a fare.
Ogni anni cerco di fare il solito fioretto: compro solo libri veramente indispensabili: scontatissimi, o introvabili.
Dopo un’ora e mezza, ne avevo già comprati tre, quando Andrea ha sottolineato la mia media di acquisto, e mi son dovuta contenere.
Comunque, tutti acquisti giustificati:
*Equatore*, di Miguel Sousa Tavares, ed. Cavallo di Ferro: introvabile, chi l’ha mai vista in libreria questa casa editrice? E poi, Portogallo Paese ospite, io amante del Portogallo, glielo dovevo.
*Una famiglia americana*, di Joyce Carol Oates, Marco Tropea Editore: introvabile. L’ho visto una volta alla Feltrinelli, poi son quasi sicura che non ci fosse più, io amante della Oates. Glielo dovevo.
*The jasmine isle*, di Ioanna Karystiani, Europa Editions: avventura americana della grande casa editrice e/o (ne parlerò), scontato causa conoscenza dellespositore.
Insomma, converrete che erano tutti indispensabili.
Ogni anno, poi, cado nell’acquisto compulsivo del libro che mi chiama come se fosse indispensabile (appunto), e poi giace sul comodino per anni. Nel 2003 è stato *Underworld* di DeLillo, nel 2005 *Infinite jest* di David Foster Wallace, nel 2004 non ricordo, ma sicuramente ci sarà stato. Quest’anno temo che sia *Equatore*.
Ci sono rimasta un po’ male, come ogni anno, che non ci fossero grandi offerte e sconti fiera. Solo Andrea ha trovato un Meridiano Zero del vecchio cataloo al 50% (Robert Wilson, bellissimo in *Una piccola morte a Lisbona*). Lunedì, però, molti stand avevano il cartello 20% di sconto, ma non ho potuto usifruirne.
Come ogni anno, poi, sembra che a ogni stand che mi avvicino gli espositori tampinino solo me (mai Andrea). Stavo per cedere alla tentazione da Crocetti editore (autori greci, bellissimi, l’anno scorso ne ho preso uno stupendo), ma per fortuna hanno cercato di rifilarmi quello che avevo appena preso in inglese, e ho avuto la scusa.
Da ultimo, lunedì frotte di scolaresche, bambini anche piccoli, che bello.

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Under Construction

Originally uploaded by Infinite Jeff.

Ho letto qualche giorno fa che finalmente è pronta la Morgan Library, la biblioteca che Renzo Piano ha disegnato e realizzato a New York.
Nell’intervista, Piano diceva che la sua idea era stata quella di costruire un luogo “che richiamasse la serenità, la calma, la meditazione che sono di casa in una biblioteca; ma senza dimenticare la vita caotica e frenetica di questa città”.
Dalle foto, mi sembra che sia perfettamente riuscito: una bella costruzione moderna, in vetro e acciaio (come dice Piano, i materiali industriali e più americani, che hanno fatto la storia degli USA), inserita nel contesto di palazzi neorinascimentali di Madison Avenue.
La biblioteca vera e propria, poi, è una piccola struttura in legno, che conserva l’importante collezione di manoscritti.
Ripensando alle biblioteche che frequento di solito, anche se l’abito non fa il monaco, devo ammettere che provo una serta invidia nei confronti di quei newyorkesi che potranno sfogliare e leggere libri lì dentro.

Mi è capitato fra le mani questo libro, Un gioco e un passatempo, di James Salter. La trama mi ha subito incurisita. Dopo averlo letto, devo dire che non mi ha fatta impazzire, ma forse non è molto il mio genere di romanzo, soprattutto in questo periodo in cui sono fissata con libri di scrittori americani, ambientati negli Stati Uniti.

Un gioco e un passatempo è sì scritto da un americano, ma è ambientato in Francia, nel paesino di Autun, in provincia. Lì due amici, due ragazzi, americani, vivono per un certo periodo. La storia è raccontata in prima persona da uno dei due, il narratore, che segue le vicende dell’amico, rimanendo però sempre in disparte, da osservatore delle vicende. Queste riguardano invece l’altro personaggio, Dean, un affascinante perditempo americano, che si innamora di una ragazza francese, Anne-Marie. Il romanzo è la storia della passione fra i due giovani.

I fatti veri e propri sono pochi (la narrazione è abbastanza lenta): gite in auto, cene al ristorante, fine settimana in squallidi alberghetti, e soprattutto tanto sesso fra i due protagonisti.

Il fatto che il tutto sia raccontato dall’amico, rende la narrazione interessante, con un punto di vista originale, un po’ voyeuristico.

A suo modo, è una bella storia di amore, comunque.

Il romanzo fra parte di una bella collana della BUR, Scrittori contemporanei original, giunta con questo al suo quarto titolo. Pubblica scrittori stranieri (finora un’irlandese, una franco-canadese, un olandese e un americano), mai tradotti prima in Italia. Qualche mese fa aveva riscosso molto successo di critica e di pubblico il primo romanzo della serie, La visitatrice, di Maeva Brennan, che però non ho ancora letto.