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Cambio idea dopo ogni libro che leggo, ma ora la mia attuale TOP TEN LIBRI è (in ordine sparso):

  • I Buddenbrook, Thomas Mann, Einaudi: anche solo il sottotitolo mi fa impazzire: “Decadenza di una famiglia”. Geniale.
  • Le Vergini Suicide, Jeffrey Eugenides, Mondadori. Ne ho già parlato in precedenza.
  • Amabili resti, Alice Sebold, e/o: “Voglio restare stupita e farmi portare lontano”. Basta questa frase di Miriam Toews per descrivere questo fantastico romanzo…
  • American Tabloid, James Ellroy, Mondadori: mi piace molto Ellroy, in tutti I suoi libri noir, ma soprattutto in questo storico, che narra un pezzo della storia Americana, legata ai Kennedy. Seguito da Sei pezzi da mille.
  • Carne e sangue, Michael Cunningham, Bompiani: Cunningham è un altro dei miei scrittori preferiti, e questo romanzo è il migliore, a mio parere. La storia di una famiglia (mi piacciono le storie delle famiglie altrui…), tenero e commovente. Sa suscitare grandi emozioni.
  • Un complicato atto d’amore, Miriam Toews, Adeplhi: commovente, spiritoso, arguto, dolce, ironico, penetrante. E soprattutto scritto bene.
  • Spartacus, Howard Fast, Net: anche di questo ho già parlato.
  • Solea, Jean-Claude Izzo, e/o: è il terzo volume della Trilogia marsigliese di Fabio Montale, ma secondo me il migliore. Grande anche la “colonna sonora” jazz.
  • Il mio nome è Asher Lev, Chiam Potok, Garzanti: stupendi tutti i libri di Potok, ma questa storia di un bambino chassidim, con un grande dono e passione per l’arte, che combatte contro la cultura della sua religione, è molto commovente.
  • Le correzioni, Jonathan Franzen, Einaudi: “Quando un lettore ha esaurito le parole, ha chiuso il libro e lo ha riposto nello scaffale, continuano ad agire in lui le inquietudini, i dubbi, i pensieri, le prospettive, le immaginazioni, i turbamenti trasmessi dalla lettura del libro. Se questo non avviene, lo scrittore ha fallito il suo scopo” (Luigi Malerba). Forse il libro letto quest’anno in cui, di più, lo scrittore ha raggiunto lo scopo indicato da Malerba.
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L’altro giorno, cercando un libro, me ne sono capitati sotto mano alcuni che avevo messo da parte nella libreria, tutti vicini, senza motivo apparente. Perché erano lì, e non al loro posto divisi per genere e provenienza? Perché sono tutti autografati. E allora mi sono domandata: ho perso gli autografi dei giocatori dell’inter, ma ho messo da parte questi libri. Sono così preziosi? Forse sì.

Mi ricordo di averne comprati ben due a causa della firma o della presenza dell’autore che mi ha fatto la dedica sul momento, in librerie o a fiere del libro. Come il primo della collezione, Middlesex di Eugenides. Poi si è rivelato stupendo, tanto meglio. O come quelli di Pinketts, Soriga e Di Cara al Festival del Giallo: io volevo quello di Santo Piazzese, ma mi sembrava poco carino fiondarmi solo su di lui…

I più belli sono quelli degli autori Iperborea: avendo lavorato 3 mesi lì, me li hanno fatti con calma, dedicandomi tempo e chiacchiere. Vilhjámsson addirittura anche un disegno. Larsson una dedica poetica: “A Julia, per scoprire il segreto della vita”.

Il più prezioso, però, rimane quello di Cunningham su Giorni memorabili: lo aspettavo da anni, un grande uomo e un grande scrittore.

Ma forse gli autografi fanno questo effetto non solo su di me: ne ho due di Andrea Vitali a mio nome, ma fatti da mia madre che con la scusa della figlia timida, è riuscita ad avvicinarsi a lui.