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Simenon

Ho finito di leggere Tre camere a Manhattan di Simenon. Dopo un primo impatto un po’ negativo, ho avuto un’ottima impressione del libro, che coglie così bene, sebbene scritto sessanta anni fa, la vita di oggi, la solitudine e lo smarrimento delle grandi città. Nonostante l’impronta cupa di fondo, mi ha lasciato una forte commozione e speranza sul finale.

Ma volevo sottolineare, soprattutto, una cosa che mi ha colpito. Fin da quando l’ho iniziato, mi ha richiamato alla mente il famoso quadro del geniale Hopper, Nighthawks (Nottambuli).

Nel quadro un uomo e una donna bevono, seduti al bancone di un bar, di notte. Il locale, fra l’altro, è proprio al Greenwich Village. Nel dipinto, si respira la stessa aria di solitudine e freddezza del romanzo, con una traccia di angoscia. Lo stesso Hopper, a proposito della sua opera ha detto: “Probabilmente inconsciamente ho dipinto la solitudine di una grande città”.

Mentre leggevo, mi immaginavo così Francois e Kay, nel loro vagabondaggio notturno per le vie di New York. Come l’uomo e la donna di Hopper, vicini ma all’apparenza distanti, persi nel vuoto, lo sguardo fisso di fronte e loro, due bicchieri sul bancone. Alle spalle, magari, un juke-box.

Fra l’altro, Nighthawks è del 1942, e quindi precede di qualche anno la stesura del romanzo. Mi piace pensare che anche Simenon abbia visto il quadro, e sia rimasto colpito, e che magari l’idea di Tre camere a Manhattan sia nata proprio da lì…

E per tornare al gioco delle colonne sonore, consiglio sicuramente Hit the switch di Bright Eyes (che per una di quelle stranissime coincidenze della vita sto ascoltando mentre scrivo, prima ancora di aver pensato all’associazione…).

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Creare una compilation è un’attività decisamente difficile che richiede le stesse doti di un mosaicista: creatività, senso estetico, pazienza, minuziosità e precisione. 

Si parte con una vaga idea del progetto che è necessario mettere a fuoco, sin dall’inizio, per non correre il rischio di disperdere energie e tempo in direzioni non proficue. 

Le domande fondamentali da tenere sempre a mente sono: chi è il destinatario e qual è l’occasione/l’obiettivo della compilation. 

È altresì importante l’apporto creativo ed emotivo del creatore che deve mettere nella scelta antologica dei brani un po’ di se stesso, senza tenere esclusivamente conto dei gusti musicali del destinatario, tanto più se non li conosce alla perfezione. 

In questo modo la compilation non sarà un freddo collettame di canzoni, ma una rappresentazione viva in musica di personalità, aspirazioni e sentimenti differenti. 

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