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Il secondo testo è God less America – Da New York a San Francisco sulle orme del Boss, scritto da Cristina Donà e Michele Monina, Mondadori, 2003. Anche quest’opera nasce da una passione, quella dei due autori per Bruce Springsteen, che li ha portati a viaggiare nel 2001 negli Stati Uniti sulle tracce del cantante. Durante il viaggio, però, i due autori si accorgono che è rimasto poco dell’America cantata da Springsteen in The River e negli altri suoi album, dell’America dei perdenti e della gente comune. La narrazione, così, divaga, e si legge poco del presunto omaggio al Boss, il che è un peccato, dal mio punto di vista. Il tutto, fra l’altro, con una scrittura (quella di Monina, Cristina Donà ha contribuito solo con alcune note e con il dvd in allegato) che personalmente non ho apprezzato, piena di divagazioni e troppo “giovanilistica”. Ho letto questo libro qualche anno fa, ma ricordo che non mi era piaciuto molto, e questo si vede anche nelle poche orecchie e sottolineature che ho lasciato. Rimane comunque un libro interessante nel suo essere un viaggio on the road in una terra come gli Stati Uniti, che sicuramente ha molto da dire. E sono proprio i pezzi sugli Stati Uniti i più interessanti e nei quei è più facile immedesimarsi, come questo: “il fatto è che io, come molti della mia generazione, cattolici ma anche anarchici, vivo la strana condizione di antiamericano per quello che concerne ogni aspetto politico, ma sono americanofilo fino al midollo – tanto per citare Carver, un americano nel mazzo – per tutto quello che riguarda libri, musica e cinema. È chiaro, disprezzo gli aspetti più commerciali della cultura americana, ma mi riconosco in tutto quello che c’è di alternativo e underground dall’altra parte dell’oceano”. In effetti, potrei averlo scritto io.

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A prescindere da un mio giudizio molto personale e soggettivo sul valore musicale e dell’artista (Antonio e Matteo, sapete cosa penso), vorrei continuare anche su questo blog la discussione – che in casa mia, e non solo, impazza da mesi – sul confronto fra Mozart e Bruce Springsteen. Anche se molti potrebbero storcere il naso.

Di conseguenza, vorrei fare questo raffronto parlando di due libri che, ciascuno a suo modo, rendono omaggio ai due artisti.

Il primo è La mia storia con Mozart, di Eric-Emmanuel Schmitt, e/o, 2005. Scritto sotto forma epistolare, è l’omaggio e il ringraziamento da parte del narratore, prima ragazzo e poi adulto, verso Mozart, che “un giorno mi ha mandato una musica che ha cambiato la mia vita. O meglio, mi ha tenuto in vita. Senza quella musica sarei morto”. Durante gli anni della corrispondenza, seguiamo la vita del protagonista e i suoi continui contatti con la musica dell’artista. Schmitt è un appassionato e un esperto di musica, quindi sicuramente l’idea è personale e sentita, ma ho comunque trovato questo breve racconto un po’ forzato e poco spontaneo, soprattutto nel modo con cui lega i diversi episodi della sua vita, ciascuno collegato a un’opera o a un brano di Mozart. In secondo luogo, il fatto che sia stato scritto nel 2005, mi rende molto perplessa sull’innocenza di questo testo, che credo piuttosto voglia cavalcare l’onda dei festeggiamenti per il duecentocinquantesimo anniversario della morte di Mozart, che ha fatto sì che la maggior parte dei media e dei negozi sia sommersa da offerte sull’artista austriaco. Il racconto rimane comunque interessante, soprattutto se si accompagna la lettura con l’ascolto del cd allegato, che raccoglie i 16 brani citati nel testo.

Domani la seconda parte.