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Capote

Di Antonio Carnevale
 
Philippe Seymour Hoffman fa rivivere il celebre scrittore sul grande schermo. E gli somiglia tanto che vince l’Oscar. Ma al cinema non si dice tutto sull’autore di “A sangue freddo”. Per saperne di più arriva in Italia una biografia. Pettegola, divertente e tragica come era il geniale Truman.

Sei parole possono cambiare la vita di un uomo. “Uccisi contadino e la sua famiglia”. Il trafiletto del New York Times stravolse l’intera esistenza di Truman Capote, uno dei più grandi scrittori in lingua inglese del Novecento. Quel trafiletto lo portò a scrivere A sangue freddo, il suo romanzo capolavoro; lo fece diventare ricco e celebrato in tutta l’America e l’Europa; ma segnò anche l’inizio del suo declino umano e psichico. Fino a impedirgli di concludere qualsiasi altra opera letteraria. E a rimanere prigioniero di incubi, alcol, cocaina e psicofarmaci, fino alla tomba.”

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Mio papà ha appena finito di leggere A sangue freddo di Truman Capote. Mentre me lo restituiva, mi diceva che l’aveva letto ascoltando Bruce Springsteen, “The Ghost of Tom Joad” e “Devils and Dust”. Ho pensato che mi avesse tolto le parole di bocca, se avessi dovuto scegliere la colonna sonora di quel libro, avrei indicato gli stessi dischi.
Nei film, la musica è fondamentale, è una componente fortissima della narrazione, e uno degli strumenti a mio parere più importanti nel creare piacere ed empatia, se ben scelta.
Anche per i libri si potrebbe provare a fare lo stesso gioco.
A partire da questo episodio, ho pensato un po’ alle colonne sonore ideali di alcuni libri che ho appena letto.
Trilogia marsigliese (Casino totale, Chourmo, Solea), Jean-Claude Izzo: “Sketches of Spain” di Miles Davis, e tutti i dischi di Abdullah Ibrahim (è stato proprio Izzo a farcelo conoscere)
Le vergini suicide, Jeffrey Eugenides: “Fevers and Mirror” di Bright Eyes e “11:11” di Maria Taylor
Vita, Melania Mazzucco: Rino Gaetano, “Piazza, New York Catcher” dei Belle and Sebastian e “Dalla Pace del Mare Lontano” di Sergio Cammariere
La ballata di John Reddy Heart, Joyce Carol Oates: Ryan Adams, Counting Crows e The Eagles
La confraternita dell’uva, John Fante: Vinicio Capossela e Tom Waits
Un complicato atto d’amore, Miriam Toews: “I’m Wide Awake, It’s Morning” di Bright Eyes e “Nebraska” di Bruce Springsteen
Le correzioni, Jonathan Franzen: “Digital Ash in a Digital Urn” di Bright Eyes, “Gold” di Ryan Adams, “Franz Ferdinand” dei Franz Ferdinand e “First Impression On Earth” dei The Strokes
Il senso di Smilla per la neve, Peter Hoeg: “Takk” dei Sigur Ros e “When I Said I Wanted to Be Your Dog” di Jens Lekman
Rosso, Uwe Timm: “Storia di un impiegato” e “Non al denaro non all’amore né alla morte” di Fabrizio De Andrè

Aspetto le vostre, di colonne sonore.

Per concludere queste note sul film Capote che vedremo nelle sale in febbraio: in primo luogo il fatto che con A sangue freddo Truman Capote raggiunse l’apice della sua scrittura; poi però cominciò a inaridire, rimase atterrito dall’esecuzione dei due assassini, cominciò a bere intensamente: non riuscì a terminare più alcun libro.


CAPOTEOriginally uploaded by minkoff.

In secondo luogo, come ricorda ancora il già citato articolo di Daniel Mendelsohn: “Capote è, a mia conoscenza, l’unico film che si avvicini a rendere adeguatamente l’idea di come si presenti realmente il complesso lavoro di elaborazione letteraria”.Ah, naturalmente A sangue freddo è assolutamente un libro da leggere.

Il dilemma morale che Capote si trovò davanti è descritto nel film – e nella biografia alla quale la sceneggiatura si è ispirata: Gerald Clarke, Capote, Frassinelli) come insolubile. “Desiderava”, ci ricorda Clarke, “disperatamente che il suo libro venisse pubblicato, ma l’uscita in lbreria significava quasi certamente la morte dolorosa di due uomini [i due assassini] che lo consideravano un benefattore, due uomini che aveva aiutato, consigliato.”

Sono convinto che Capote sarà il film dell’anno (negli Usa in verità è uscito nel 2005). La storia del lavoro di Truman Capote per la scrittura del suo capolavoro, “A sangue freddo” (In cold blood) [info da ibs.it], uscito negli Stati Uniti nel 1965, dopo l’esecuzione di Perry Smith e Dick Hickock.
I due avevano ucciso nel 1959 un’intera famiglia dopo la rapina nella loro casa. Capote in compagnia della scrittrice Harper Lee andò a Holcomb, sul luogo del delitto per raccogliere il materiale per scrivere un articolo su The New Yorker. Il risultato fu questo libro straordinario che inventò il genere del romanzo-reportage, ma che è superiore a tutte le imitazioni successve e si colloca fra le maggiori opere della letteratura americana del 900.
Solo che Capote pagò questo lavoro con una sorta di ossessione.
Il film, diretto da Bennet Miller e sceneggiato da Dan Futterman, racconta questa ossessione. In particolare, come ricorda Daniel Mendelsohn sulla New York Review of Books, (articolo tradotto sulla Rivista dei libri di gennaio 2006) il film si propone “l’esplorazione di una complessa questione letteraria e morale: il rapporto fra lo scrittore e il suo soggetto”.